I “cristalli del tempo”: l’ultima affascinante scoperta della scienza

I “cristalli del tempo”: l’ultima affascinante scoperta della scienza

Cristalli del tempo“, questo è il nome scelto da due team indipendenti di scienziati per definire uno stato della materia completamente nuovo. Ai tre stati, che convenzionalmente sono gassoso, solido e liquido, va ad aggiungersene un quarto che integra la dimensione temporale.

Per spiegare questo nuovo stato, ed a questo è dovuto il nome, sono stati presi in oggetto i cristalli, che per natura sono strutture solide costruite da atomi, molecole o ioni che si ripetono indefinitamente nelle tre dimensioni spaziali. I cristalli temporali invece, come suggerito dall’aggettivo, hanno una struttura che non si ripete nello spazio ma nel tempo. Ed è dovuto all’importanza di questa caratteristica il clamore per tale scoperta, dal momento che essa permetterebbe ai cristalli di poter oscillare per sempre senza alcuna influenza esterna, permettendogli di sopravvivere anche alla “fine” dell’universo.

L’esistenza dei cristalli temporali era stata teorizzata nel 2002 dal fisico e premio Nobel Frank Wilczek , al quale però non aveva fatto seguito alcuna ricerca empirica. Ciò che dunque era fermo ad uno stato teorico è stato verificato 17 anni dopo dagli scienziati della University of Maryland e della Harvard University, coordinati dal professor Andrew Potter dell’Università di Berkeley .

Per farlo gli studiosi hanno colpito con due fasci di laser 10 ioni di itterbio, che al suo stato naturale è un elemento di aspetto metallico malleabile e duttile, portandoli così ad uno stato di instabilità e facendoli entrare in un’oscillazione ripetuta e costante, che ha avuto come conseguenza la loro trasformazione in cristalli di tempo. Questo oscillare si contrappone al cosiddetto stato fondamentale, cioè uno stato in cui la struttura atomica è in equilibrio energetico, ed “è interessante dal momento che è uno dei primi esempi di stati lontani dall’equilibrio” afferma Norman Yao, co-autore della scoperta.

L’oscillazione, ed in particolar modo la sua periodicità, fà si che i cristalli temporali funzionino come degli orologi naturali e per questo potrebbero essere sfruttati nella fisica quantistica. Infatti i computer potrebbero sfruttare questo moto, e gli stati rotazionali che si creano, sostituendosi al codice binario che utilizza 0 e 1.

Il futuro, almeno da un punto di vista della fisica, sembra già essere arrivato. Dunque in conclusione un quesito sembra porsi: per i computer ed i robot, che come testimoniato dall’industria 2.0 sembrano prendere sempre più il posto degli umani, è forse arrivato il momento di temere “l’evoluzione della specie”?

Alla scienza l’ardua sentenza!

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