Comprendere la commedia attica

Comprendere la commedia attica

Nell’ambito dei seminari organizzati in memoria a Luigi Enrico Rossi, venerdì 17 marzo nella Facoltà di Lettere della Sapienza si è tenuto l’incontro “La commedia attica: contesti, forme, fortuna”, all’interno del quale sono state affrontate tre diverse tematiche riguardanti l’antica letteratura greca.

Paolo Bianchi dell’Università di Freiburg, introducendo il seminario, ha illustrato il suo progetto di ricerca “Fragmenta Comica”, in cui tratta figura di Solone e la sua rappresentazione nella commedia greca. Per aiutare alla comprensione Bianchi ha fornito degli handouts ai partecipanti e ha spiegato punto per punto in che modo Solone veniva esplicitato o nominato nelle antiche opere, nella maggioranza dei casi come persona loquens o come legislatore per antonomasia, chiarendo anche che la sua prima apparizione è stata nel VI a.C. e che abbiamo testi solo dal 425 in avanti.

In seguito è intervenuta Lucia Rodríguez Noriega dell’Università di Oviedo, la quale ha incentrato la sua relazione sull’approssimazione allo studio pragmatico dell’insulto nella commedia greca. Prendendo come oggetto di analisi le opere conservate di Aristofane (11 commedie frammentate tra il 425 e il 382 a.C.), definisce l’insulto come uno speech act ostile e maleducato che infrange le regole pragmatiche di cortesia, mentre la logical conversation (o principio di cooperazione comunicativa) è composta da un discorso che considera qualità, quantità (non parlare troppo né poco), modalità (essere chiari) e cortesia. Noriega ha spiegato come nelle opere di Aristofane il pubblico veniva avvertito dell’uso di un linguaggio forte e che gli insulti usati erano quelli più usati nella quotidianità, specialmente in situazioni di rabbia, molestia, fastidio, irritazione, disprezzo e disagio. Dall’altra parte, le risposte a questi insulti erano il silenzio, l’insultare, il picchiare la persona, ignorarla o rispondere con un’esclamazione di incredulità, essendo la più diffusa il silenzio da quelli che appartenevano a un rango sociale più basso di chi gli insultava.

A concludere è stato l’intervento di Piero Totaro dell’Università di Bari, che ha parlato dell’apparizione della povertà nel Pluto di Aristofane, spiegando il rapporto che c’era tra Eschilo e Aristofane.

Maria Victoria La Terza.

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