I colofoni cristiani orientali: per un’analisi strutturale

I colofoni cristiani orientali: per un’analisi strutturale
      Intervista a Francesco Valerio

Il 14 febbraio presso l’aula tesi della facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza si è tenuto il seminario “I colofoni cristiani orientali: per un’analisi strutturale”. In occasione dell’evento sono stati esposti e definiti gli elementi minimi affinchè un colofone possa esser considerato tale e si è cercato di tracciarne un’evoluzione nel corso dei secoli.

Hanno preso parte alla tavola rotonda Alessandro Bausi (Universität Hamburg), Pier Giorgio Borbone (Università di Pisa), Paola Buzi (Sapienza Università di Roma – Progetto “PAThs”), Arianna D’Ottone (“Sapienza Università di Roma), Barbara Lomagistro (Università di Bari “Aldo Moro”), Marilena Maniaci (Università di Cassino e del Lazio Meridionale), Gaga Shurgaia (Università di Napoli “L’Orientale”), Anna Sirinian (“Alma Mater Studiorum” Università di Bologna), Agostino Soldati (“Sapienza” Università di Roma – Progetto “PAThs”), Francesco Valerio (“Sapienza” Università di Roma – Progetto “PAThs”), Daniele Bianconi (Sapienza Università di Roma), Alberto Camplani (Sapienza Università di Roma), Tito Orlandi (Sapienza Università di Roma; Accademia dei Lincei).

Il colofone, rintracciabile su manoscritti tra il VII e il XV secolo, è una piccola nota scritta dal copista, posta alla fine di un testo per segnalarne la fine, all’interno della quale vengono segnate alcune informazioni come la data, l’imperatore, il committente e se eventualmente dovesse esser donato, il destinatario del testo. I colofoni cristiani orientali mostrano diverse particolarità che li contraddistinguono come la natura composita, la presenza di riferimenti alla scrittura e l’excustatio ossia un’invocazione dove il copista si ricopriva di umiltà palesando, con toni fin troppo altisonanti, eventuali brutte grafie, ignoranze linguistiche o in alcuni casi anche i propri peccati.

I vari colofoni mostrano alcune piccole differenze tra di loro anche se sono molto piccole. Quelli greci sono i più brevi, quelli copti presentano alcune indicazioni religiose come la presenza delle invocatio, dell’intercessio o di gestualità per la messa. Quelli armeni invece sono i più lunghi e contengono al loro interno anche excursus storici di varia natura, maledizioni per chi sottrae il libro e in alcuni rari casi anche miniature illustrate.

 

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