Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, alla Sapienza

Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, alla Sapienza

Se siete alla ricerca di un’iniezione di positività e speranza, dovete assolutamente parlare con Christian Greco.

Venerdì 26 maggio il giovane Direttore del Museo Egizio di Torino è stato ospite dell’Università La Sapienza di Roma nell’ambito di un incontro dal titolo “1824-2015: Museo Egizio: nuove connessioni e contestualizzazione archeologica”.

Al di là di ogni possibile retorica, il dottor Greco è l’esempio di cui avrebbe bisogno ogni studente. Classe 1975, a 21 anni è partito per l’Olanda con destinazione Università di Leiden, pensando di fermarsi 7 mesi. Vi è rimasto 17 anni.

Durante questo periodo tanto è stato l’amore verso l’egittologia quanto duri sono stati i sacrifici: mai un posto da egittologo nei suoi primi 34 anni, la carriera passata a svolgere qualunque lavoro, anche il più umile, per continuare a mantenersi. Mentre i colleghi che avevano scelto materie più spendibili facevano carriera, si compravano casa e andavano in vacanza, lui passava le proprie ferie in biblioteca, a studiare per riuscire a conseguire il dottorato.

Come è successo a troppi studenti, il professore gli ripeteva: “Non troverai mai un lavoro”, ma per l’allora studente Greco questo non rappresentava che un stimolo ad investire tutto in se stesso. Come ci ha spiegato: “L’istruzione, la cultura sono un patrimonio imprescindibile che nessuno ti potrà togliere. Io continuerò ad essere un egittologo al di là del ruolo che potrò ricoprire, e questa convinzione mi dà una grande libertà. Il posto di lavoro si può perdere, però essere uno studioso appassionato del passato mi rimarrà per sempre”.

E la sua passione è immediatamente percepibile quando inizia la conferenza, alla presenza della classe del Corso di Alta Formazione in Egittologia della Sapienza e della direttrice del corso Paola Buzi.

L’attacco è tutto dedicato all’attualità del caso sulle bocciature dei direttori dei musei. Il riferimento è alle due sentenze emesse un paio di giorni fa dal Tar del Lazio, con le quali sono state annullate le nomine di cinque dei venti direttori dei “supermusei” italiani. Questo in aperto conflitto con la riforma voluta dal Ministro Franceschini, che apriva i posti anche a cittadini non italiani.

“E’ vero che in Italia cittadini stranieri non possono partecipare ai concorsi per posti nella pubblica amministrazione, ma forse è ora di pensare europeo, chi ha avuto esperienze di lavoro all’estero lo può capire” – ha dichiarato a questo proposito Christian Greco – “A questo punto, una spinta di riforma dovrebbe partire dall’Università stessa, dai giovani. Pensare alla sostanza, e non alla forma, è forse quello di cui questo Paese ha bisogno, e quello che anche tutti noi auspichiamo”.

La conferenza, poi, è stata una profonda riflessione sul valore della cultura materiale. Dopo averne dato la definizione in senso più generale, il dottor Greco ha tracciato una dettagliata esposizione, confrontando fra loro i principali musei europei dedicati alla civiltà nilotica.

Dal Museo universitario di Oxford, a quello archeologico di Manchester, passando per il Norris Museum a Berlino, il Museo Egizio di Monaco e ovviamente il British Museum, fil rouge dell’esposizione è stato il valore che è dato alla materialità della cultura e del sapere in ognuno di questi luoghi, così diversi eppure tutti accomunati dalla centralità della cultura egizia.

Per di più, tutti assunti a esempio per illustrare il percorso intrapreso dal Museo Egizio di Torino, in materia il museo più antico al mondo e la seconda collezione più importante dopo quella del Cairo.

Come portare avanti un tale lascito?

La filosofia di Christian Greco, che ne è direttore dal 2014, è semplice: riportare i cittadini all’interno dello spazio museale e ripensarne l’ambiente come luogo di cultura e ricerca, punto di incontro e dialogo.

Tutti obiettivi importanti, soprattutto se confrontati con i dati Eurostat: nei Paesi Scandinavi mediamente un museo viene rinnovato una volta ogni 10 anni, in Italia una volta ogni 100. O ancora, un tedesco si reca a visitare la medesima collezione permanente di norma 18 volte nella sua vita, un italiano 2.

Nonostante ciò, il Museo Egizio si è reso esempio virtuoso di una diffusa volontà di rinnovamento materiale e intellettuale: quasi 900mila visitatori anche l’anno scorso, vanta un bilancio annuale da 9,5 milioni di euro d’incasso per un ricavo netto di 810.000 euro. Il tutto in regime di autofinanziamento, dato che il museo non percepisce soldi pubblici.

È il momento che le cose cambino, e chi meglio di Christian Greco per iniziare a farlo?

      Intervista a Christian Greco

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