Chiara Vigo: l’ultimo maestro del bisso, sulla Terra

Chiara Vigo: l’ultimo maestro del bisso, sulla Terra

Sabato 13 maggio il Polo Museale della Sapienza ha ospitato il secondo appuntamento, dedicato al mondo delle arti d’acqua. L’evento ha inaugurato la mostra “I Maestri del Bisso, della Seta e del Lino”, organizzata dal Museo di Merceologia, Museo di Chimica “Primo Levi”, Polo museale Sapienza, in collaborazione con l’Associazione “Visioni e Illusioni” e patrocinata dall’Istituto Polacco di Roma. Il cuore dell’evento è stato dedicato a quella che viene ormai considerata l’ultima Sacerdotessa dell’arte millenaria del bisso, il Maestro Chiara Vigo.

Potrebbe sembrare un errore ortografico: la maestra è sempre stata colei che insegna a leggere e scrivere, mentre il maestro è colui che insegna e tramanda l’arte. Nella linguistica sarda, quindi, il termine maestro non ha alcuna concezione di genere ed è proprio dalla Sardegna che ha inizio la storia di Chiara.

La straordinarietà di questa storia risidede soprattutto nella scoperta e nella conoscenza delle tradizioni, che hanno permesso a questa donna di candidare la sua arte a patrimonio dell’Unesco.
Nata nell’isoletta di Sant’Antioco più di sessanta anni fa, Chiara apprende dalla nonna il rispetto del mare e dei doni della natura, in una terra all’epoca selvaggia. Il mare pare abbia apprezzato tale devozione e, nel rispetto reciproco, offre spontaneamente la materia prima per permettere alla donna di creare dei capolavori da offrire all’umanità.

In realtà la materia prima è il bisso, fibra tessile di origine animale e marina, prodotto dalla Pinna Nobilis. Questo mollusco teme un unico predatore, il polpo, e nel momento in cui si sente attaccato spruzza quello che inizialmente dovrebbe essere veleno, ma che a contatto con l’acqua si trasforma in materia solida, impiegata per millenni nella realizzazione di capi e accessori per Re, Imperatori e figure sacerdotali.
Come la stessa Chiara sostiene, la Pinna Nobilis vive in condizioni critiche a casusa dell’inquinamento che le industrie locali liberano nelle acque.

Un prezzo da pagare per il progresso e per lo sviluppo, che secondo il Maestro non dovrebbe mai e poi ma contrastare la natura. Il giuramento di devozione che Chiara, così come la nonna, fece al mare sembra quasi compensare questa criticità che nel lungo periodo potrebbe addirittura far scomparire questo magnifico mollusco.

Nelle acque del sud-ovest della Sardegna, nelle sere di maggio, Chiara si immerge a tredici metri di profondità alla ricerca dei filamente scuri del mollusco; raccolti in forma grezza, vengono curati e custoditi dal Maestro per renderli successivamente in magnifiche creazioni artigianali, degne di tutti i musei del mondo. I filamenti hanno la particolarità di risplendere una luce dorata se esposti al Sole, quasi a rimarcare ancora una volta l’immenso patrimonio che rappresentano.
“Dal buio alla luce”, una trasformazione che Chiara omaggia ogni giorno con la preghiera in riva al mare all’alba e al tramonto, i canti in aramaico, i carmi nel linguaggio del popolo di Nur, il popolo dei nuraghi.

Ma il rispetto più importante che Chiara rivolge al mare è la sua pazienza, vivendo senza limiti e senza orari: in un centinaio di immersioni porta in superficie appena 3 etti di filamento grezzo trasformabili in 30 grammi di filo pulito e 18 metri di filo ritorto.

È questa la storia di Chiara Vigo, nominata nel 2008 Commendatore della Repubblica; i suoi lavori sono esposti in musei prestigiosi come il Louvre e il British Museum, mentre una preziosissima cravatta in bisso regalata al presidente statunitense Bill Clinton si trova oggi custodita nel Museo Nazionale di Washington.

Il bisso non ha tatto nè peso, è libero ed è proprio per questo che chi vuole apprendere questa meravigliosa arte deve rinunciare al possesso di ciò che crea.
La legge del bisso afferma che sono i bambini gli unici beneficiari di tale arte, affinchè vengano guidati nel futuro, pur sempre legati alla tradizione.

Questo lo sa bene chi è stato nel Museo del Bisso, a Sant’Antioco, dove Chiara ha consegnato alle bambine un filo di seta del mare, che dovranno custodire con cura e ritornare dal Maestro in un futuro prossimo, affinchè possa creare il loro abito di nozze partendo dal quel piccolo filamento dorato, donato nel’epoca dell’innocenza.

L’evento è poi proseguito con la proiezione del documentario “Il filo dell’acqua” , girato da Rossana Cingolani, che porta la storia di Chiara Vigo sul grande schermo.

Alessandro Ledda

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1 Comment

  1. antonella

    Alcune precisazioni:
    -Nella linguistica sarda il termine maestro è di genere maschile, esattamente come nella lingua italiana.
    -L’arte della lavorazione del bisso ad oggi non figura fra le candidature UNESCO.
    -La pinna nobilis è sottoposta a protezione e tutela rigorose, la normativa vigente vieta persino la perturbazione dell’animale così come vieta il taglio del bisso, anche parziale. La signora Vigo non si immerge a raccogliere il bisso poiché ciò non è consentito. a nessuno e non esistono autorizzazioni in merito.
    -La formazione dei filamenti di bisso non ha niente a che vedere con il veleno e non avviene nei momenti in cui l’animale si sente attaccato. Si tratta di un processo continuo, come quello dei capelli,umani, e la cui funzione è quella di ancorare l’animale al substrato. Senza i filamenti di bisso l’animale sarebbe in balia dei moti del mare.
    -La nonna della signora Vigo apprese la lavorazione del bisso nella scuola del maestro d’arte Italo Diana

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