Automazione e lavoro: quale futuro per l’occupazione umana?

Automazione e lavoro: quale futuro per l’occupazione umana?

Nel XXI secolo, l’affermazione secondo la quale le macchine intelligenti potrebbero sostituirsi agli esseri umani anche nel lavoro non è più una semplice utopia, ma un dato reale. Se si considerano gli studi del National Bureau of Economic Research, diretti dagli economisti Daron Acemoglu e Pascual Restrepo, l’occupazione umana sarebbe minacciata dai robot. Infatti, negli Stati Uniti, dal 1990 sino al 2007, le macchine robotiche hanno sottratto agli umani parte dell’occupazione e hanno fatto calare i loro salari.

I dati dello studio sono stati ricavati grazie a dati raccolti sull’economia reale e a degli algoritmi che hanno stimato l’impatto dell’utilizzo dell’automazione nell’industria manifatturiera. I risultati ottenuti non sono per niente rassicuranti: per ogni robot che viene introdotto ogni 1000 lavoratori, verrebbero persi dai 3 ai 6 posti di lavoro. Anche le previsioni riguardanti i salari risultano preoccupanti: con l’introduzione delle macchine intelligenti, i salari calano dello 0,75%. Dunque, dal 1990 al 2007, negli Usa sono stati distrutti 670000 posti di lavoro, i quali non sono stati del tutto rimpiazzati.

Il Presidente Americano Donald Trump e il segretario al Tesoro Steve Mnuchin sarebbero in disaccordo con studio effettuato dai due economisti. Secondo il Repubblicano, la perdita dei posti di lavoro sarebbe dovuta alla delocalizzazione della produzione. A dimostrazione di ciò, lo scorso novembre, ad elezione appena avvenuta, Donald Trump si è scagliato contro la Carrier, impresa americana che aveva deciso di trasferire la propria produzione in Messico. Tuttavia, nonostante la vittoria ottenuta e il mantenimento della produzione degli Stati Uniti, lo chief executive dell’impresa si è visto costretto a destinare i 16 milioni di investimento in robot e macchine automatiche, riducendo così i posti di lavoro “umani”.

Gli autori dello studio, argomentando i risultati, si esprimono in questo modo: “Siamo stati sorpresi di vedere che alla perdita di lavoro nel settore manifatturiero ha corrisposto in realtà un aumento molto piccolo in altri tipi di lavoro. Questo potrebbe avvenire in futuro, ma per il momento ci sono molte persone che non lavorano, soprattutto ‘colletti blu’ uomini senza una laurea. Se hai lavorato a Detroit per 10 anni non hai la capacità di impiegarti nel settore salute e il mercato non sta creando da solo dei nuovi lavori per questi lavoratori che fanno le spese del cambiamento”. Un’analisi chiara, che dimostra ancora una volta la preoccupazione per l’avvenire dell’occupazione umana.

Lo studio, tuttavia, riguarda solamente l’impresa manifatturiera. L’automazione, al giorno d’oggi, si sta inserendo in maniera sempre più massiccia in altri settori, quali ad esempio quello finanziario o ospedaliero. È lecito perciò domandarsi quale futuro ci si aspetta per l’occupazione umana, in tempi difficili come quelli attuali.

Maria Rita Zedda

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