Aumentano i progetti de “I Grandi Scavi della Sapienza”

Aumentano i progetti de “I Grandi Scavi della Sapienza”
      Intervista ad Andrea Cardarelli

Giovedì 7 novembre presso l’Aula Odeion della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza si è svolto l’evento “I Grandi Scavi della Sapienza” coordinato dal professore Andrea Cardarelli.

La conferenza è iniziata con i saluti e con l’introduzione da parte del Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, Giorgio Piras, il quale ha voluto anticipare le tematiche dell’incontro, tra cui la relazione con i territori, quindi con le istituzioni, in cui vengono effettuati gli scavi. Nell’arco di 40 anni sono stati effettuati circa 20 scavi in tutte le parti del mondo con particolare attenzione a delle zone dell’Africa, dell’Oriente e dell’Italia.

Successivamente è intervenuto il professore Teodoro Valente, sostenitore dell’idea degli Scavi, nata grazie all’incontro con l’ex rettore della Sapienza, Antonio Ruberti, che definì il progetto. Valente sostiene la necessità di presentare e divulgare all’esterno del nostro Ateneo, questo “patrimonio” che appartiene alla ricerca, ai docenti e soprattutto agli studenti, e sostiene inoltre la necessità di tornare a ragionare sul medio-lungo periodo, quindi focalizzarsi sull’importanza della memoria storica. Gli Scavi sono considerati un grande elemento di ricchezza per l’Ateneo stesso e per gli studenti che operano sul campo.

La professoressa Maria Maddalena Altamura del Dipartimento di Biologia Ambientale ha affermato ciò che era stato introdotto dal collega in precedenza, aggiungendo che bisognerebbe aumentare il valore della Sapienza in quanto gli scavi sono un bene per la cultura Italiana stessa. Il suo discorso si conclude con i ringraziamenti ai tanti ricercatori dell’Ateneo e alle istituzioni che ogni anno finanziano il progetto tramite collaborazioni, disponibilità e workshop.

L’ultimo intervento introduttivo è stato del Dirigente dell’Istituto centrale per l’archeologia del MIBACT Elena Calandra, che ha inquadrato le parole chiave che hanno trovato concretezza nel discorso dei Grandi Scavi: interdisciplinarità, rapporti con/tra le istituzioni, relazioni con i territori, previsionalità a medio-lungo termine, quindi non progettualità temporanea, ed infine la Terza missione.

La mattinata è proseguita con le presentazioni dei progetti. Il primo Dipartimento ad esporre i suoi progetti è stato quello di Scienze dell’Antichità, con il professore Savino Di Lernia che ha mostrato i lavori degli Scavi in Africa, in particolare nella Rift Valley del Kenia, e nell’area archeologica del Sahara. Gli Scavi della Sapienza quindi, si presentano anche nel continente africano, in Tunisia, Libia e Kenya. Tutti siti appartenenti all’UNESCO, grazie alla World Heritage Convention stipulata. In Libia sono stati effettuati lavori su circa 60mila km² appartenenti all’Ateneo, interrotti però nel 2011 a causa di un conflitto all’interno del Paese. I lavori vennero quindi spostati in Tunisia, nella zona settentrionale del Sahara, dove ad oggi il team degli studenti e ricercatori Sapienza sta lavorando. In contemporanea vi è l’attività di scavi in Kenya avviata dal Ministero degli Affari esteri. Come terza missione si è concordata la formazione degli studenti attraverso la ricerca e lo studio in laboratorio.

Poi l’attenzione è stata rivolta all’Oriente, con la professoressa Francesca Balossi che ha presentato il progetto degli Scavi in Turchia, quindi Anatolia orientale. Scavi avviati già nel 1961, proseguiti per circa 59 anni, interrotti ma continuati in Sapienza, quindi si parla di un lavoro di post scavo portato avanti dalla professoressa Marcella Frangipane. Il progetto della Malatya inoltre ha dato vita ad una serie di collaborazioni aumentate nel corso degli anni; si tratta di circa 23 istituzioni collaborative con circa 4510 oggetti consegnati al Museo di Malatya, in Turchia. Il riconoscimento più importante ricevuto è stato da parte dell’UNESCO che ha inserito il sito all’interno della sua World Heritage Temporary List.

Frances Pinnok invece ha presentato la sua missione archeologica in Siria che è stata purtroppo interrotta nel 2010. Si trattava di una lavorazione di circa 50mila oggetti di vario tipo con le rispettive ricerche tecnologiche. Il suo Ebla Project ha dovuto interrompere i lavori a causa della guerra e tutt’ora il patrimonio siriano è in pericolo così come lo sono stati i vari ricercatori della Sapienza e dell’UNDP.

Uno sguardo all’Italia si è avuto grazie alla presentazione dei progetti di Cazzella, che ha mostrato il sito, oggi di proprietà privata, di Coppa Nevigata-Foggia, Vanzetti che invece ha argomentato sulla varietà di materiale Egeo diffuso in Italia, sopratutto in Sicilia, in particolare a Cannatello, scoperto nel 1897 dall’archeologo Giulio E. Rizzo.

La sezione riguardante i lavori in Italia si è conclusa con l’intervento del professor Cardarelli, che ha portato il progetto di Monte Croce Guardia, Ancona. Di ciò se ne è occupato il dipartimento di Scienze dell’Antichità nel 2015 grazie anche alla collaborazione con la regione Marche e il MIBACT. Gli Scavi a Monte Croce Guardia sono stati attuati dai ricercatori della sovrintendenza e della Sapienza, ed hanno scoperto circa 20 edifici, oltre che una vasta produzione metallurgica di oggetti in bronzo e produzione tessile. La terza missione propone opere di valorizzazione del sito, con la realizzazione di un parco archeologico, finanziato prevalentemente dai fondi europei.

Non si poteva citare l’Italia senza portare in conferenza progetti legati alla Magna Grecia, di cui è occupato il professor Alessandro M. Jaya, con gli Scavi a Leporano, Taranto. Anche la professoressa Michetti, non presente per motivi personali, ha riferito il progetto di Pyrgi, Santa Severa (Roma), iniziato nel 2009. Le ricerche hanno coinvolto numerosi studenti dei Dipartimenti di scienze della terra, ingegneria, biotecnologie, storia e restauro dei beni sopratutto il Polo Museale della Sapienza.

Un altro grande progetto presentato è stato il “Progetto Veio”, durato 20 anni, dal 1996 al 2016, che ha visto la partecipazione di vari professori del dipartimento il quale hanno condotto diversi scavi. Attenzione rivolta anche ai progetti del parco archeologico del Colosseo, come gli Scavi alle pendici del Palatino, rappresentati dai professori Maria Teresa D’Alessio e Paolo Carafa, o come anche i lavori recentemente terminati alla Basilica di Massenzio, Foro Romano, presentati dal professore Palombi con il progetto “Horrea Piperataria”.

La conferenza è continuata con la rappresentazione di altri progetti riguardanti l’Egeo, quindi il Mediterraneo Orientale, la Turchia e l’Iraq.  Sono intervenuti anche i docenti del Dipartimento Istituto Studi Orientali, con il professor Lorenzo Nigro sostituito dalla senior member della missione Federica Spagnoli, che ha portato il progetto di Mozia (Marsala). Nel 1964 gli Scavi hanno ripreso i lavori dopo circa 10 anni di pausa e nel 2002 hanno collaborato con la sovrintendenza della regione. Si tratta di 12 aree di investigazione e la terza missione propone di organizzare eventi con appassionati, studiosi, cittadini di Trapani che possono godere di visite guidate condotte dagli studenti della Sapienza.

Un altro intervento ha riguardato il Dipartimento di Scienze della Terra con il progetto della Grotta Romanelli, Castro-Lecce, una delle zone densamente popolate del tacco dell’Italia, il Salento. Una terra prettamente turistica che conserva numerose grotte da scoprire, dal punto di vista scientifico in primis. Nel 2014 vennero effettuati i primi scavi e nel 2016 vennero invece finanziati i Grandi Scavi della Sapienza. Si tratta di una grotta protetta ma allo stesso tempo abbandonata e per questo motivo sono stati avviati studi di tipo geo-archeo-paleontologico, con operazioni in grotta e un focus particolare alla questione cronologica dei materiali.

Nel pomeriggio sono intervenuti nuovamente il professor Teodoro Valente, seguito da Maria Sabrina Sarto, Federica Galloni del MIBACT, Roberto Vellano, presidente dell’EUNIC, ed alcuni direttori dei Dipartimenti. L’ultimo intervento è stato quello di Marcella Frangipane con il progetto “Tradizione, risultati e future prospettive per lo sviluppo di una scienza globale”, prima dei saluti conclusivi del Rettore Eugenio Gaudio.

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