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Presentato il libro “Attraverso l’Iran”

      Intervista ad Alessandra De Cesaris
      Intervista a Laura Valeria Ferretti

Mercoledì 29 novembre è stato presentato il libro “Attraverso l’Iran. Città, architetture, paesaggi” (Manfredi Edizioni) di Alessandra De Cesaris, Giorgio Di Giorgio e Laura Valeria Ferretti, docenti della facoltà di Architettura della Sapienza.

Presenti all’incontro anche Bruno Botta, prorettore alle Relazioni Internazionali, Akbar Gholi, addetto culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica d’Iran a Roma, Luca Ribichini, vicepreside della Facoltà di Architettura, Mario Casari, Istituto Italiano di Studi Orientali della Sapienza, Fiammetta Cucurnia, giornalista de “La Repubblica”, e Susanna Pasquali, Dipartimento di Storia Disegno e Restauro dell’Architettura.

Il libro nasce dalla collaborazione tra La Sapienza e l’Università di Teheran, le quali hanno organizzato dei workshop in Iran per far collaborare i propri studenti in progetti urbani volti a valorizzare la Capitale del Paese e le ricchezze del territorio. All’interno di questa collaborazione i professori hanno raccolto una serie di esperienze e di vissuti necessari alla realizzazione del progetto che li ha portati a un duraturo e intenso lavoro di ricerca teorica e pratica: un viaggio – tanto mentale quanto fisico – nelle bellissime architetture e paesaggi della nuova Persia. Ecco che la loro opera, spiega Di Giorgio, non è nata tanto per scrivere cosa avevano appreso, ma al contrario per elaborare e capire la loro esperienza: un punto di partenza quindi, per un lavoro di ricerca appena cominciato.

Il progetto non è però stato il primo punto di incontro tra La Sapienza e l’Iran: è in piedi infatti una collaborazione pluridecennale nel corso della quale l’ateneo romano ha contribuito anche ai lavori di restauro di moschee e a gli scavi della città di Persepoli.

Dopotutto, come spiegato dal professor Mario Casari, i rapporti tra cultura persiana e cultura italiana vi sono sempre stati: culture che sempre si sono influenzate e arricchite tra loro e sono più vicine di quanto talvolta i media facciano credere. In un velocissimo sunto storico, Casari accenna non solo ai rinomati scambi commerciali di epoca antica e medioevale attraverso la ‘via della seta’, ma anche ai tentativi di alleanza tra le autorità della nostra penisola e l’Impero Persiano quando, a fine Quattrocento, la minaccia dell’Impero Ottomano spinse i papi a chiedere il supporto degli Scià di Persia. Nella nostra penisola vennero inoltre fatte, durante il Medioevo, le prime traduzioni di opere persiane le quali avrebbero influenzato grandemente la cultura occidentale tutta.

I rapporti tra Persia e Occidente sono visibili nelle opere architettoniche occidentali, quali la canalizzazione antica della città di Madrid, la moschea di Cordoba, la chiesa di San Cataldo a Palermo. La Persia è rappresentata anche a Roma, la vediamo nelle figure dei re magi della chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo o nella Sibilla Persica della Cappella Sistina.

Costumi, architetture e forme, spiega la professoressa Pasquali, che non sono tipiche né dell’arte classica né dell’arte araba e che presentano caratteristiche proprie e diverse da noi. La professoressa fa una breve spiegazione dell’uso, nell’architettura di questa cultura, di una base di ‘muri paralleli’ i quali consentono di costruirvi al di sopra strutture architettoniche diverse e dalle diverse funzioni. Moschee, ponti, archi, logge, la Persia è piena di queste strutture come lunghi, bellissimi corridoi che appaiono multiformi e multi colori, costruzioni estremamente funzionali e elegantissimo.

Caratteristiche architettoniche ispiratesi alle forme del paesaggio che presenta sempre contrasto tra spazi immensi e spazi ridotti. Dal deserto, dalle catene montuose, dai paesaggi agricoli, dalle oasi fino alle enormi metropoli (antiche e moderne) con i loro bazar, le moschee, i giardini persiani, i caravanserragli. Folla e vuoto in un unico grande Paese, ricchissimo di storia caposaldo della cultura e che protende, a volte forzatamente, alla modernità. Un fascino, spiegano i docenti, inimmaginabile a chi non vi è stato.

Queste strutture e questo alternarsi di forme tanto particolare è ciò che hanno tentato di rappresentare De Cesaris, Di Giorgio e Ferretti nel loro libro attraverso foto, descrizioni, exscursus storici e culturali, piante e disegni. La speranza è di aver descritto un Iran ben diverso da quello raccontato dai media allo scopo di conoscerlo al meglio: conoscenza inevitabile per una vita pacifica di tutte le culture.

Miriam Petrini, Giulia Vaccaro