Amarsi a distanza con la tech industry ora è più facile

Amarsi a distanza con la tech industry ora è più facile

La tech industry che ha finito la sfida dello scambio delle informazioni, si è focalizzata su un nuovo obiettivo: portare il tocco dell’amato. Essere lontani, ma allo stesso tempo vicini. Questo è il paradosso dell’ “amore tecnologico”, uno dei tanti di quest’era in cui gran parte della nostra vita passa dalla rete, conoscenze, amicizie, svago e anche affetti, dove con l’aiuto di alcune tecnologie coppie che vivono in punti del mondo diversi possono continuare a stare insieme.

Fino a poco tempo fa erano sinonimo di relazioni impossibili, destinate a infrangersi contro il muro della lontananza. Ma per gli amori a distanza il vento sembra essere cambiato e sempre più persone scelgono di imbarcarsi in questo tipo di rapporti. Merito anche delle nuove possibilità offerte dalla tecnologia, in particolare da video chat come Skype e FaceTime o da piattaforme virtuali che permettono di condividere momenti ed emozioni anche se non si è fisicamente vicini.

Quello delle coppie a distanza, infatti, è un fenomeno in crescita esponenziale, dovuto in parte alla crisi del lavoro e facilitato proprio dai nuovi mezzi di trasporto con treni ad alta velocità e voli low cost, e con i nuovi i mezzi di comunicazione che rendono possibile la relazione a distanza.

Sono chiamate dagli studiosi “LAT”, acronimo di Living Apart Together, letteralmente Insieme NON Lontani, o meglio Insieme MA Separati oppure “Long Distance Lovers”, amanti a lunga distanza, definizione che rende la “contraddizione” vissuta da queste coppie, che nonostante i chilometri di distanza, rimangono legate per molti anni. Un fenomeno in crescita anche in Italia e che, secondo i dati Istat, coinvolge oggi quasi 4 milioni di persone.

Ma come si fa a vivere per anni un amore così ed è possibile mantenere vivo e autentico un rapporto coltivato via Internet e durante i weekend?

Il problema delle relazioni a distanza è piuttosto semplice e paradossale, ovvero la difficoltà di sopportare per anni di stare insieme senza stare insieme. Anche tenendo conto delle motivazioni (lavoro, diverse città d’origine, familiari) che costringono a vivere lontani, questo tipo di rapporto è caratterizzato dal prolungarsi senza mai risolversi, di una progettazione, intesa come rapporto di vita basato sull’amore. Per loro, ma anche per i tanti single del globo, l’industria tecnologica si prodiga da anni, sviluppando servizi e gadget ad hoc che hanno aperto la via a nuovi modi di concepire l’amore.

“Tuttavia – scrive sul sito del Centro studi sulle relazioni a distanza il direttore Gregory Guldner –  l’esser sempre connessi con il partner – complici in ciò i social network sites – aumenta la frustrazione legata al non poterlo avere vicino”. Per questo ora, che la sfida per la condivisione delle informazioni può dirsi a buon punto, il nuovo traguardo è riuscire a portare il tocco della persona amata all’altro capo del mondo, sempre, ovviamente, con l’aiuto di una connessione a internet.

Prima o poi però, è necessario trovare un compromesso o un accordo a favore della convivenza e se questo non avviene (solitamente è uno dei partner a temporeggiare più dell’altro), potrebbe significare che la lontananza è di fatto una “fuga”, un modo per mantenere la propria libertà ed indipendenza e per non impegnarsi mai. Ecco che con questa idea che sono nati prodotti come Freeble, per ‘tenere la mano’ a distanza, The Hug Shirt (la maglietta per gli abbracci) o Kissinger, l’apparecchio per mandare baci. Gadget che a primo impatto fanno sorridere, ma che in realtà tentano di portare la comunicazione non verbale e mediata a un nuovo livello, in cui gran parte del gioco è basato sulla percezione corporea e su nuovi stimoli visivi o uditivi. Vibrazioni, luci e rumori vengono associati, di volta in volta, a una carezza, alla silhouette del proprio partner o alla forza del suo abbraccio. L’obiettivo, diceva già in un’intervista a Forbes nel 2008 Francesca Rosella, creatrice di The Hug Shirt e direttrice di CuteCircuit, sarà fare del tatto ciò che il telefono ha fatto per il suono e la televisione per la vista. E ancora Pillow Talk, un apparecchio che permette di sentire il battito cardiaco del proprio partner  in tempo reale. Un braccialetto raccoglie il battito cardiaco di ciascun partner e lo invia all’altro attraverso un lettore di suoni da sistemare sotto il cuscino. Sviluppato da una società londinese Littleriot è possibile preordinarlo sul loro sito internet, la consegna è prevista per quest’anno ma non è specificato il mese. Il costo per una coppia di Pillow Talk è di 165 euro. O, ancora, la lampada che trasforma in luce una la carezza. Sono i nuovi device che la tech industry ha progettato nel corso degli anni per le coppie che vivono una relazione a distanza. I primi gadget di una nuova tendenza che porterà chi si ama da lontano a sentirsi anche fisicamente sempre più vicini

Che sia per lavoro, per studio o scelta, il motivo alle aziende non importa. A loro interessano i problemi, ma soprattutto le soluzioni: come quelle che si stanno sperimentando per consentire agli amanti lontani di condividere anche le ‘esperienze intime’ a distanza. Un settore in pieno sviluppo in cui ha tentato di inserirsi anche la Durex con la sponsorizzazione di Fundawear: la lingérie 2.0 che, grazie ai sensori nascosti nella stoffa, trasmette sotto forma di vibrazioni la pressione esercitata con un dito sullo schermo dello smartphone.

Ancor più che il sesso, la tecnologia sta cambiando il modo in cui le coppie, e non solo quelle a distanza, manifestano sentimenti ed emozioni. Da anni ormai, attraverso social network e app, si sta riscrivendo la gestualità dell’amore per adattarla da un ambiente che è reale a uno ‘virtuale’ o, per meglio dire, mediato.

“La tecnologia mette in moto i sentimenti – dice Giovanni Boccia Artieri, sociologo della comunicazione e docente all’Università Carlo Bo di Urbino –  nella comunicazione bisogna mostrare il meglio di sé: devi ricordarti di chiamare o mandare un messaggio, usare il tuo tempo per dedicarlo a una ricerca attiva del rapporto. Ciò non significa togliere poesia, ma solo che cambiano i confini di quell’idea di amore romantico, di amore come passione, che la modernità e poi la modernità avanzata ci hanno proposto per tanto tempo”. Un tempo c’era lo squillo, “oggi ci sono le emoji o il tag su un contenuto per dire ‘ti penso anche se non ci vediamo’ – conclude Boccia Artieri – Sono gesti diversi rispetto a quelli dell’amore vissuto in presenza, ma non per questo sono meno importanti”.

Lucia Artieri

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