80 anni dal manifesto della razza: la memoria della Sapienza

80 anni dal manifesto della razza: la memoria della Sapienza

Presso l’aula magna della Sapienza si è tenuta il 15 novembre la conferenza in memoria dell’ottantesimo anniversario delle leggi sulla razza che promulgò l’Italia fascista con regio decreto del 5 settembre ’38 e varò adeguandosi alle leggi razziali tedesche che portarono all’Olocausto, con 6 milioni di uccisioni in tutta Europa.

Il Rettore Eugenio Gaudio, che ha aperto la cerimonia,  ha citato le parole prima di Primo Levi “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” e poi quelle di Papa Francesco “dobbiamo essere costruttori di pace, dialogo con altri gruppi etnici e religiosi ” concludendo che la Sapienza ripercorrerà la storia per insegnare ai suoi studenti a non compiere gli stessi errori del passato.

Anche la Presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Doreghello, ha ribadito che le leggi razziali non furono il primo atto delle discriminazioni, ma furono preceduti preceduti da atti discriminatori già nelle colonie che gli italiani erano andati ad occupare. Al proprio servizio c’erano scienziati e giuristi per farne qualcosa di scientifico, di naturale, “ma il concetto di razze umane non ha nulla di scientifico”, concludendo con un augurio a un’Italia di pace, speranza e democrazia.

In seguito sono stati letti i saluti della senatrice Liliana Segre, espulsa dalla scuola non perché avesse fatto qualcosa ma perché  ebrea. Quelle leggi orribili vennero dieci anni prima della costituzione italiana: dobbiamo ripartire da quella per una maggiore tolleranza all’interno del nostro stato.

Ha sottolineato: “Dagli anni ’80 non potevo essere solo una sopravvissuta ma farmi voce. Il mio numero 7510090 non si cancella, io sono quel numero, la missione che mi sono data è quella di raccontare e testimoniare per tutta la mia vita.”

Ed ha concluso: “Conoscere la storia apre la mente alle parole TOLLERANZA, FRATELLANZA, LIBERTA’. Solo la costituzione  ha posto un freno alla barbarie.”

Anna Foa, poi, ha posto la questione da un punto di vista storico molto interessante.

Già, infatti, la rottura con gli ebrei c’era stata con le leggi fascistissime del ’26, perciò il fascismo non era dipendente del nazismo in questa decisione.

I miti della richiesta di Hitler per questo provvedimento non è vero. Mussolini saltava sul carro di quella che credeva la modernità, non gli impose nulla nessuno.

Le sanzioni, inoltre, non furono ridotte. Ci fu anche una rottura con la chiesa, per proibizione di matrimoni misti tra ebrei e ariani.

Inoltre veniva all’epoca  denominato pietista chi aveva amici di discendenza ebrea, un po’ come si usa il termine BUONISTA oggi.

In pochi giorni dal 5 settembre 1938 il ministro Bottai si impegnò ad applicare duramente le leggi sulla scuola, anche sui misti.  In definitiva quindi, non c’è stata reazione, con l’adesione passiva del popolo italiano.

Il censimento anche fu molto pesante, schede diffusissime in tantissime questure,utilizzate dai nazisti il 16 Ottobre 1943, lasciate dai 40 giorni del governo di Badoglio.

La professoressa Foa ha concluso infine che Mussolini non può essere definito che un nemico degli ebrei, infatti disse:”sono un nemico irriconciliabile del fascismo”.

Gorgio Manzi,l’antropologo, ha poi trattato del manifesto della razza del 26 luglio 1938, specificando che non esiste una razza umana, cosa già sostenuta da Luigi Cavalli Sforza (1922-2018) che sosteneva che la definizione di razza non si può attribuire al genere umano.

 

Marco De Paolis, procuratore generale militare presso la Corte militare d’appello di Roma, ha precisato invece che prima del fascismo la comunità ebraica era perfettamente integrata in Italia, infatti

Già nello statuto Albertino erano stabilite leggi di uguaglianza, perciò dallo Statuto Albertino in poi la comunità ebraica era perfettamente integrata nello stato. Solo il fascismo portò questa spaccatura sociale.

Ha presentato verso la fine il suo nuovo film, Pietro Stuber, regista di “1938 quando scoprimmo di non essere italiani”, testimonianze da chi c’era e chi ha avuto racconti familiari riguardanti le discriminazioni razziste.

Gad Lerner, il famoso presentatore televisivo, ha infine concluso: “La domanda più antipatica di tutte. Tutta questa roba che ci stanno dicendo potrebbe ripetersi ? In Italia inviati degli ispettori per continui atti di razzismo per discendenti.

 

Si esagera ?

Anzi si dice che gli ebrei erano altra cosa rispetto ad adesso. Vi invito a riflettere su straordinarie forme di linguaggio ed argomentazione che sentiamo da quando siamo nati.

Stop invasione, dagli ebrei che fuggivano dalla Germania ecc…

Giovanni Pascoli nel 1911 dirà: “La Grande Proletaria si è mossa”, l’Italia tutta senza distinzioni sociali e razziali ora si deve muovere.”

 

 

 

Pietro Sorace

 

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Di Roma, classe 1996, laureato in triennale in Storia indirizzo medievale alla Sapienza, attualmente continua gli studi magistrali nello stesso ambito di ricerca.

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