L’Italia verso una nuova Cooperazione

L’Italia verso una nuova Cooperazione
      Intervista Laura Frigenti

Giovedì 7 luglio, presso l’Aula degli Organi collegiali della Sapienza – Università di Roma, si è tenuto l’evento L’Italia verso una nuova Cooperazione. Conoscere la legge 125/2014, organizzato dalla sezione di Cooperazione Internazionale della Fondazione Roma Sapienza.
Il tema centrale dell’evento è stato la discussione e l’approfondimento riguardo alla nuova legge 125/2014 in tema di cooperazione internazionale, legge che ridefinisce il precedente impianto normativo, ormai totalmente superato tanto che quella precedente era stata varata nel 1987, prima della caduta del muro di Berlino, prima degli obiettivi di sviluppo del Millennio, e necessitava certamente di essere riformata.
L’approvazione della nuova legge si collega strettamente alla nomina di Laura Frigenti come nuova Direttrice dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, nomina avvenuta il 23 novembre scorso.
Nel corso dell’evento, infatti, proprio la neoeletta Direttrice, Laura Frigenti, ha presentato le nuove linee guida per il sostegno dei  paesi in via di sviluppo, richiamando in particolare gli obiettivi dell’Agenda 2030: la gestione dei flussi migratori in armonia con il Migration Compact proposto dall’Italia all’Unione Europea; la valorizzazione del patrimonio culturale; e l’aumento da 20 a 27 del numero dei Paesi beneficiari di queste misure tra cui in particolare i Paesi dell’Africa Sub Sahariana e dell’area mediterranea, oltre a porre l’accento sulla chiara volontà di rendere maggiore l’interazione con il settore privato nel campo della cooperazione internazionale.

Importanti innovazioni

In dettaglio la riforma della cooperazione italina allo sviluppo (che è entrata effettivamente in vigore dal gennaio scorso) rinnova profondamente l’assetto della cooperazione, ne qualifica le competenze e di ruoli del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale ed istituisce l’Agenzia per la cooperazione internazionale, un ente con personalità giuridica di diritto pubblico, dotata di maggiore autonomia e flessibilità e di un quadro di professionisti specializzati che operano al fine di rafforzare l’efficacia, l’economicità, l’unitarietà e la trasparenza della politica di cooperazione allo sviluppo dell’Italia, mirata alla promozione della pace, della giustizia attraverso uno sviluppo solidale e sostenibile dei popoli e delle persone.
Altri punti salienti della legge sono la creazione di un comitato interministeriale per coordinare l’azione di tutti i ministeri con competenze nel campo della cooperazione, e la definitiva assegnazione al Parlamento e alla Conferenza Nazionale (organo di discussione e di consultazione con attori non-governativi) dei  ruoli chiave di indirizzo e controllo.

Novità per le ONG

A partire dall’entrata in vigore della nuova legge viene superata l’idoneità delle ONG riconosciuta alle organizzazioni italiane secondo specifici criteri proprio dalla DGCS del MAECI. Fino ad oggi erano 234 i soggetti giuridici iscritti nell’elenco della cooperazione, ed è la legge 125/14, all’art.26, che dispone che l’attestazione di idoneità sia di fatto sostituita dall’istituzione di un apposito elenco pubblicato e aggiornato periodicamente dall’Agenzia.
E sempre per il mondo delle ONG è centrale il cambiamento che ha eliminato i contratti di cooperante e volontario, come previsti dalla precedente legge, di conseguenza da ora in avanti il MAECI non potrà più registrare questo tipo di contratti che dovranno invece essere stipulati secondo altre forme contrattuali. Uno dei riferimenti in merito è l’accordo di armonizzazione siglato pochi mesi fa dai rappresentanti sindacali di Nidil CGIL, FELSA-CISL, UILTEMP e le reti di ONG, AOI e LINK2007 che regola le collaborazioni coordinate e continuative.

La legge entrata in vigore il primo gennaio scorso è certamente una riforma attesa e tanto invocata dalle ong, e dal mondo della cooperazione internazionale, che rivoluziona il precedente impianto normativo, ormai totalmente superato.
La nuova architettura della cooperazione tiene contro del fatto che nuovi soggetti hanno progressivamente acquisito ruoli importanti nell’aiuto allo sviluppo: gli enti locali, le regioni, le università – in altre parole tutto il mondo della cooperazione decentrata – ma anche le fondazioni bancarie e filantropiche e le aziende che si ispirano alla corporate social responsability.

Andrej Vescovi

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