La Società degli Algoritmi, una nuova forza sociale.

La Società degli Algoritmi, una nuova forza sociale.

Venerdì 29 gennaio si è tenuto presso l’aula b14 del Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche il workshop per la celebrazione dei 10 anni dalla nascita della Società degli Algoritmi, Società Italiana di Studi sulla Scienza e la Tecnologia.

La Società degli Algoritmi, oltre ad essere il titolo dell’evento, è anche la Società Italiana di Studi sulla Scienza e la Tecnologia. L’incontro organizzato dal dipartimento di Scienze Sociali e Economiche, in collaborazione con altri studiosi provenienti dalle università italiane e estere, rappresenta il frutto di una scelta sintonica con i tempi e pone l’accento sugli algoritmi, protagonisti per eccellenza, ormai per la loro forza, nel mondo sociale contemporaneo. Il tema del workshop è affascinante e ha una natura interdisciplinare, in quanto implica più campi di saperi che spaziano dall’informatica, alla sociologia, all’economia, alal psicologia, fino alla fisica.

Hanno aperto la ricca giornata di studio i saluti di Sandro Bernardini, direttore del Dipartimento di Scienze sociali ed economiche, Raffaella Messinetti, Preside della Facoltà di Scienze sociali, sociologia e comunicazione, e Federico Neresini di STS Italia.

Special guest del workshop è stata Karin Knorr-Cetina, professoressa dell’Università di Chicago e  una delle maggiori studiose di STS, alla quale ha fornito uno dei più originali contributi delle sue ricerche, partendo dalla tematizzazione delle culture epistemiche delle comunità scientifiche e spaziando dalla fisica alla biologia e ai mercati finanziari, per giungere allo studio della cultura degli algoritmi. La professoressa asserisce che l’algoritmo rappresenta un’interazione strategica tra agenti umani e software.

Durante il dibattito gli studiosi sono ricorsi a numerosi definizioni per determinare il significato autentico del termine algoritmo, per analizzarne i vantaggi e gli svantaggi che comportano poi, l’uso di quest’ultimo. L’algoritmo è considerato un mito moderno e da un punto di vista sociologico è importante perchè riguarda miliardi di persone, i dati che analizza sono facili da reperire e costano poco.  Per Bernardini direttore del DiSSE, non sono nè strumenti ortodossi, nè sono dati dalla consuetudine, semplicemente ci permettono di conoscere ciò che non si vede. Massinetti preside della facoltà che ha ospitato l’incontro, associa gli algoritmi al paradigma in base al quale vengono elaborati e analizzati i dati che identificano una persona.  Magaudda, professore dell’Università di Padova, assume che essi sono degli attori non-umani, perchè attivi nei processi e nelle interazioni.

Nel corso della discussione sono sorte anche delle critiche sull’ambivalenza che assume la parola algoritmo, potenza-pericolo.  Alessandro Panconesi poi, ha sottolineato l’uso e l’abuso del termine algoritmo e gli ha attribuito una capacità cognitiva inarrestabile; In conclusione Cannavò, invece, ha parlato  di una rappresentazione del sociale mediante gli algortimi, con ricorso al pilotaggio automatico che manipola poi i decisori.

Marisa Del Prete

Estratto dell’intervento della professoressa Knorr-Cetina

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