Ottavia Spaggiari, finalista dello European Press Prize nel 2021, ospite del Coris

Ottavia Spaggiari, finalista dello European Press Prize nel 2021, ospite del Coris

Lunedì 6 dicembre si è svolta una lezione-incontro, durante il corso di Innovazione e analisi dei modelli di giornalismo del professor Christian Ruggiero, con la giornalista Ottavia Spaggiari. Si è trattato del primo incontro del progetto European Press Future. Ottavia Spaggiari è stata finalista dello European Press Prize nel 2021, per la categoria Distinguished Reporting Award, con il pezzo “Escape: the woman who brought her trafficker to justice“.

Ottavia Spaggiari ha spiegato agli studenti il suo percorso come giornalista fino ad oggi. Ha lavorato come giornalista in Italia e dopo il 2018 ha fatto un Master Giornalismo Politico e Affari Internazionali alla Columbia University. Mentre cercava di applicare le competenze acquisite nel master ai suoi obiettivi. La giornalista ha raccontato il suo processo di redazione del suo long form, per l’European Press Prize. Il tema generale era «Global Migration Project». Doveva trovare una tematica, una storia, per fare del giornalismo narrativo. Ha deciso di lavorare sul traffico delle donne dal Nigeria all’Italia. Ma questa tematica era utilizzata per un paper del magazine Marie-Clair in UK, sull’evento del 2017 in Italia sulla costiera di Salerno : dei giovani migranti sono morti in mare durante una traversata della Libia all’Italia

Quindi Ottivia Spaggiari si è concentrata su un angolo della tematica ovvero una storia, attraverso un caso specifico per costruire l’arco narrativo. E’ importante conoscere il pubblico perché bisogna produrre contenuti che ad esso piacciono. Ci sono dei grandi spazi di sabato o domenica mattina, tranquilli, longform. Invece ci sono dei temi relativi umani, per un lettore specifico (operatori, studenti, accademici). In questo senso, il lavoro è diverso: c’è un’arco narrativo forte e una conclusione soddisfacente. Poi dobbiamo trovare i dettagli giusti per far sentire i lettori parte della storia.

La giornalista ha letto tutto su quella tematica, ha telefonato a dei fonti. Ma ha avuto molte difficoltà nel suo percorso. Non era facile di spiegare ai fonti il tipo di giornalismo che facciamo. Ci sono tanti chiamate, dobbiamo avere fiducia di poter raccontare la storia. Secondo lei, bisogna essere pronti alla flessibilità e capire il giornalismo, non è una fissione. Infine, ha deciso di raccontare le ragioni dell’impunità con la storia di Suzane. Quindi ha scritto in un long form la storia di Suzane e l’ha pubblicato in The Guardian, dov’è andata fare un pitch.

Alla fine della lezione, Ottavia Spaggiari ha chiesto agli studenti se si prendono il tempo di leggere long form. E ha anche risposto alle loro domande. Per la maggioranza degli studenti, i long form sono troppo lunghi e noiosi. Quindi, l’ospite ha spiegato che la concezione del long form è diversa tra gli Stati Uniti e l’Italia. La struttura del pezzo vuole essere narrativa, ma in Italia non c’è un arco narrativo, quindi è più noioso.

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